Nel 2016 cala il numero degli stranieri in provincia di Torino: 3mila in un anno

Profughi Con i cartelli Ph: Giuseppe Giordano

A dispetto del pensiero comune sul fenomeno migratorio, in provincia di Torino il numero di stranieri è in calo: il dato aggiornato al 2016 parla di 219 mila persone, circa 3 mila in meno rispetto all’anno precedente. Lo dice il ventesimo osservatorio annuale sugli stranieri redatto da prefettura, Regione, Città metropolitana, Comune e Camera di Commercio, che conferma la decrescita di 722 unità riscontrata tra il 2014 e il 2015. La presenza straniera sul territorio, pari al 9,6% di quella totale, rimane in ogni caso un fattore radicato nella società, come sottolineato dalle istituzioni che hanno agito in maniera congiunta nella stesura del rapporto.

“Non è un fenomeno emergenziale, ma strutturale – commenta il prefetto Renato Saccone – Oggi si parla di seconda generazione, ma tra un po’ ci saranno le terze generazioni, con i nipotini. Il problema non è tanto imparare la nostra lingua ma conservare quella originaria. Il tema dell’insegnamento dell’italiano è comunque fondamentale, in questa partita gioca un ruolo primario l’interazione quotidiana: dalle società sportive al fruttivendolo sotto casa”.

La classifica dei Paesi più rappresentati, un mix di 161 etnie, è ancora una volta stravinta dalla Romania con oltre 100.500 persone, circa il 46% dell’intera popolazione straniera. Il dato, in calo di 1500 unità rispetto al 2015, non va intaccare la crescita esponenziale di cui si è resa protagonista la comunità rumena nell’arco di un decennio: basti pensare che nel 2006 nel torinese c’erano poco più di 44 mila rumeni. Seguono Marocco (circa 25 mila) e Cina (10.400). Completano la top ten Albania, Perù, Moldova, Nigeria, Egitto, Filippine e Brasile.

“Torino non è razzista anche se il caso di Giulia, la ragazza aggredita verbalmente sull’autobus perché nera, è mortificante”, afferma l’assessora regionale alle Pari opportunità, Monica Cerutti. Nel 2016 la Regione Piemonte ha approvato la legge 5 per combattere la discriminazione; tra le iniziative finalizzate all’attuazione della normativa c’è la creazione di un nodo metropolitano con sportelli sul territorio per aiutare persone vittime di razzismo, a partire dalla denuncia. “Dall’1 dicembre sarà attivo un fondo, da cui potranno attingere cittadini, enti e associazioni. Un supporto finanziario ma anche di competenza, perché metteremo a disposizione un elenco accreditato di avvocati esperti della materia”, spiega Cerutti.

Monica Cerutti e il prefetto Renato Saccone alla presentazione dell’osservatorio 2016

Tornando all’osservatorio, anche i dati del lavoro sono in calo: nello scorso anno 60.400 stranieri sono stati assunti grazie ai Centri per l’impiego (Cpi), con un calo del 5.6% rispetto al 2015. I settori più interessati sono quelli dell’agricoltura, delle costruzioni e del lavoro domestico. Inoltre, oltre 4.800 stranieri hanno partecipato agli oltre 2500 corsi di formazione organizzati sul territorio metropolitano.

Nel processo d’integrazione la Città di Torino svolge un ruolo centrale: nello scorso anno oltre trecento ragazzi hanno superato l’esame di licenza media dopo aver concluso il loro percorso negli oltre 400 centri del Sistema di protezione per richiedenti asilo (Sprar) presenti sotto la Mole. Senza dimenticare gli altri percorsi di cittadinanza come la collaborazione tra Comune e Amiat, che ha permesso ad alcuni stranieri di occuparsi della cura e della manutenzione degli spazi pubblici, e il progetto destinato all’accoglienza dei rifugiati in famiglia: oltre 200 sono stati ospitati solo nell’ultimo anno.

FEDERICO PARODI

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