Un quartiere più verde e vivibile: il progetto di Alessio Grimaldi per Basso San Donato

Parte del progetto di Alessio Grimaldi

Per le vie di Basso San Donato, ex quartiere operaio di Torino, gli abitanti camminano a passo svelto. Un’occhiata distratta alle vetrine prima di salire in macchina per andare a lavoro, a scuola, o in centro. Alessio Grimaldi invece no, non è distratto. E’ attento e osserva. Vorrebbe un quartiere in cui vivere e non da cui scappare, con più verde, più spazi dove socializzare.

Alessio Grimaldi, 25 anni

Abita qui da quattro anni, da quando si è trasferito dalla provincia di Vercelli in città per studiare Cooperazione e Sviluppo. A settembre arriva l’occasione per mettere in atto i suoi progetti. Su Facebook legge che il Comune ha indetto una gara, “Torino Spazio Condiviso”, per rendere più vivibile e sicura un’area della città. Di tempo ce n’è poco, una sola settimana per prendere le misure di strade e palazzi, realizzare i disegni e proporli all’amministrazione. Ma Alessio non si scoraggia, accetta la sfida e vince il bando.

Alessio, come ha immaginato il “nuovo” Basso San Donato?

“Mi sono ispirato al modello dei Superblocks di Barcellona, che ha una pianta ortogonale, simile a Torino. Ogni blocco di palazzi è circondato da vie a scorrimento veloce mentre all’interno la priorità viene data alla mobilità lenta: pedoni e biciclette. Le piazze all’incrocio tra le strade sono pensate per le persone, ci sono campi da basket, verde, giochi per i bambini”.

E come si collega questo al quartiere?

“A Basso San Donato mancano il verde e gli spazi di socializzazione. Tutto è pensato in funzione delle automobili ma la strada deve essere un luogo collettivo da vivere e non da cui scappare. Eliminando 5 o 6 dei 40 posti auto di via Livorno, la via commerciale, c’è spazio per il verde e l’arredo urbano. Nel mio progetto piazza Umbria diventa un luogo di socializzazione con uno spazio dedicato ai bambini. Nelle ampie vie interne, stipate dalle auto in doppia fila, ho creato percorsi che obbligano le auto a rallentare modificando la linearità della carreggiata con panchine e fioriere”.

Quando verrà realizzato il progetto?

“Entro settembre 2018, in occasione della Settimana europea della mobilità. Spero verrà mantenuta l’idea originale, non essendo stato fissato un budget non so quanto il Comune vorrà investire. Pensando a questo infatti ho suddiviso il progetto in tre parti in modo che fosse scomponibile e riadattabile. Intanto lo presenterò al quartiere il 1 dicembre al Circolo B-Locale. E’ giusto che questo percorso venga condiviso con la comunità”.

Come nasce la tua passione per la mobilità urbana?

“Viaggiando. Mi considero un esterofilo, anche se sono sempre tornato in Italia. Ho visitato quasi tutta l’Europa e sono entrato in contatto con realtà diverse. Ho notato che la dipendenza dall’automobile è una caratteristica tutta italiana, ma non si può vivere in funzione di un oggetto. Abbiamo il mito dell’estero ma poi non proviamo a cambiare. Tutti possono mettersi lì ad immaginare uno spazio migliore, non è per forza il tecnico che lo deve fare. Io stesso sono laureato in Cooperazione e Sviluppo e questo da una parte mi ha avvantaggiato perché mi ha permesso di avere una visione globale e non settoriale del problema”.

Cosa farai adesso?

“Anche se non ho ricevuto un premio in denaro, vincere la gara del Comune mi ha dato la possibilità di mettermi in gioco e creare una rete di contatti. Vorrei iscrivermi a un corso di Pianificazione Urbana, probabilmente in Olanda. Dopo tornerò in Italia. Abbiamo un Paese che ha delle potenzialità enormi e che ha bisogno di capirlo. L’Italia è casa mia e non voglio fuggire da qui. Non siamo destinati a rimanere così per sempre. Possiamo davvero cambiare le cose. Forse è utopico ma perché non provarci”.

LUCREZIA CLEMENTE

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