Firme false in Regione, salvi gli otto consiglieri Pd

Il palazzo della Regione
Palazzo Lascaris, sede della regione Piemonte

Salve le sedie degli otto consiglieri regionali del Partito Democratico, Davide Gariglio, Gianna Pentenero, Mauro Laus, Nino Boeti, Raffaele Gallo, Daniele Valle, Andrea Appiano ed Elvio Rostagno, e quindi anche la maggioranza del presidente Sergio Chiamparino. Lo ha decretato la sentenza del tribunale civile di Torino che ieri si è espresso sulla querela di falso presentata dall’ex consigliera provinciale leghista Patrizia Borgarello che contestò le firme raccolte per la candidatura della lista Pd alle elezioni regionale del 2014.

Duecentoundici sulle 1.209 presentate, che avrebbero rischiato di far scendere le sottoscrizioni sotto la soglia delle 1000, indispensabili per rendere valida la candidatura. Di queste 211, però, 169 erano già state dichiarate false dal tribunale penale ed erano state cancellate per effetto del patteggiamento di 9 funzionari coinvolti nella vicenda. Ne restavano in bilico 42, sulle quali, come richiesto dal tribunale amministrativo regionale del Piemonte lo scorso maggio, doveva esprimersi il giudice civile che ne ha dichiarate valide 17 del modulo 2, uno dei tre esaminati.

Una manciata di firme che, di fatto, ha portato a 1.015 le sottoscrizioni valide per la presentazione della lista e ha chiuso una partita aperta da oltre 3 anni. Nonostante sia una sentenza parziale, dal 21 dicembre riprenderà l’attività del Ctu, al quale è stato chiesto un supplemento sul modulo 56. Ma non si temono di colpi di scena. Anche nel caso l’ex leghista presenti ricorso in Appello, si parlerebbe di tempi lunghi che potrebbero coincidere con la fine legislatura.
“Siamo molto soddisfatti – dicono dallo studio legale Barosio, che ha difeso i consiglieri dem – un riconoscimento per le nostre tesi perché il giudice civile ha verificato che quanto dicevamo era vero. È questo è stato indispensabile”.

Nello stesso filone, è stata chiesta ieri dal pm Patrizia Caputo la condanna di 9 mesi di carcere per Rocco Florio, il decimo autenticatore del Pd che, a differenza degli altri nove funzionari, non patteggiò la pena scegliendo il dibattimento.

CRISTINA PALAZZO

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