Il futuro del giornalismo? Sarà un’impresa

Che cosa succederebbe se per una settimana i quotidiani di tutta Europa non uscissero in edicola, i loro siti web inaccessibili? Forse nelle piazze non ci sarebbero gare pubbliche di harakiri. Ma come liceali abbandonati dalla propria fiamma, i cittadini sentirebbero tutta la mancanza di un servizio tanto rilevante. La ragione è una soltanto, ed è che il giornalismo serve nella misura in cui informa, fa riflettere, fa conoscere. Persino nell’era dell’iper-comunicazione, insomma, la cronaca e l’approfondimento, se sono autorevoli, pagano. Eccola, la parola chiave. Nelle nostre società continuano ad esserci vaste fette di pubblico disposte a spendere, seppur una cifra contenuta, per avere un’informazione di qualità. Muteranno le piattaforme, dunque, si evolveranno i linguaggi e le forme della comunicazione. Ma la strada da seguire è una sola: da un lato mantenere alto, ed anzi elevare, il livello di qualità dell’informazione; dall’altro pretendere un pagamento, per quanto limitato, dei contenuti proposti: per rendere le aziende editoriali sostenibili, e per dare valore ad un lavoro tanto prezioso. Non c’è scampo: il giornalismo del futuro sarà un’impresa. In tutti i sensi.

SIMONE DISEGNI

(Scuola Walter Tobagi)

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