Fast Food a tre stelle

Il flusso veloce di notizie sul web e quello lento sulle pagine di carta. Le notizie date in cinque minuti sui giornali radio e quelle spiegate nei podcast da ascoltare in metropolitana. I servizi del telegiornale che condensano il mondo in poche immagini e i documentari da guardare sul divano. Due stili diversi, un solo mestiere: giornalismo. Velocità e lentezza attraggono questa professione verso due poli opposti. Da una parte c’è il fast food dell’informazione: il flusso di notizie a cui ci ha abituati il web, le notifiche sempre pronte sullo smartphone e la pioggia di tweet che copre ogni evento. Arrivi, prendi un panino e vai. Dall’altra parte c’è l’osannata longform. Il giornalismo più calmo. Il giornalismo da tre stelle Michelin. Quello dei reportage e dei webdoc. Quello in cui lettore può fermarsi e sedersi a una tavola ben apparecchiata mentre il giornalista cucina le notizie con cura. Fast food e ristorante. Velocità e lentezza. Il dubbio per chi vuole mettersi ai fornelli è cosa scegliere. Se battere notizie sempre fresche per la folla o imparare ricette sofisticate per una élite di clienti. O forse tutte e due. MillenniuM, L’Espresso e Sette. Il ritorno alle riviste che stiamo vedendo fa pensare che possano nascere nuovi ristoranti. Giornali che lavorano sia sul flusso dei notizie che per prodotti di ampio respiro. Adatti a sfamare chi è ancora goloso di notizie quando torna a casa dopo il lavoro. Fast food di giorno, gourmet di sera.

VALERIO BERRA

(Scuola Walter Tobagi)

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