L’unico algoritmo affidabile? Il lettore

Il giornale del futuro non potrà essere, semplicemente, un giornale. Dovrà essere una testata che si fa brand, diversificando la propria offerta. Rimarrà la carta, fondamentale per selezionare, gerarchizzare e dare un orientamento ai lettori. Resisterà il desktop, per chi il pc continuerà ad usarlo, soprattutto dagli uffici. Ma sarà soprattutto mobile, perché ormai le notizie viaggiano sugli smartphone. Bisognerà utilizzare bene i social, senza però esserne dipendenti. Ma al di là dei canali di distribuzione, la testata del futuro dovrà la sua popolarità al coinvolgimento e alla fiducia che otterrà dai lettori. La cronaca, indispensabile, rimarrà al centro della narrazione quotidiana, ma sarà offrendo giornalismo di qualità ed esperienze esclusive alla propria comunità che le testate costruiranno la loro reputazione. E la loro fortuna economica. Perché se nell’era dell’informazione sarà sempre più facile sapere cosa succede ovunque-e-in-ogni-momento, continuerà a rimanere ben chiara una differenza: quella tra conoscere, e capire.

JACOPO BERNARDINI

(Scuola Walter Tobagi)

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