Platini, ascesa e caduta di “le Roi”

Una vita, tanti personaggi: le Gras (il grasso), Platoche, le Roi, l’ Angelo Blu, il selezionatore, l’uomo d’affari, il capofamiglia, il presidente Uefa, il “panamense di carta”. A trent’anni dalla sua ultima partita al Comunale di Torino (1987), il caporedattore dell’Equipe Magazine Jean-Philippe Leclaire ha provato a raccontare, nel libro “Le Roi – Gloria e onta di Michel Platini“, i primi 62 anni di vita del campione francese. 58 anni di fama e gloria fino alla squalifica Uefa di 4 anni nell’ambito dell’inchiesta per la consulenza da due milioni di franchi svizzeri pagatagli dalla Fifa di Blatter e all’inchiesta dei Panama Papers.

Quale sarà il prossimo personaggio che interpreterà? “Il Conte di Montecristo” esclama sorridendo il giornalista transalpino “l’ultima volta che l’ho visto mi ha detto che ha una gran voglia di vendicarsi, una ferma volontà di ritornare nel calcio”. Una rivincita da prendersi con gli altri e con se stesso.


Non è un tipo che si arrende facilmente Platini: dietro alla sua eleganza in campo c’è sempre stata una durezza, una spigolosità interna che gli ha permesso di spiccare come migliore della classe al Nancy, al St. Etienne, alla Juventus, come dirigente Uefa.

Non contava nient’altro che il calcio per Michel, almeno fino alla tragedia dell’Heysel, in cui morirono 39 persone. Come ha spiegato in un’intervista a Libération alla giornalista Marguerite Dumas, quel giorno per lui il calcio è morto. Prima del 29 maggio 1985  riteneva il calcio molto più importante della vita stessa, si dimenticava tutto quando scendeva in campo. Tornando in albergo e guardando in tv le persone soffocate si è reso conto che aveva torto, che la morte era più forte del calcio. Uno choc, uno dei motivi per cui “Le Roi” ha smesso appena a 32 anni: “Quel giorno sono diventato adulto perché ho rotto il mio giocattolo“.

EMANUELE GRANELLI

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