Viaggio al centro dell’innovazione

“Innovazione” è una parola spesso abusata, aleatoria, difficilmente riconducibile a casi concreti. Dal 2015, al grattacielo di Intesa San Paolo a Torino, l’innovazione ha una sua casa, reale, fisicamente esistente. Uffici open space, tavole rotonde sparse e ravvicinate, robot umanoidi in giro per le stanze: l’Innovation Center, situato al 31° piano del grattacielo progettato da Renzo Piano, di primo acchito sembra più la “Stark Industry” di Iron Man che un tradizionale posto di lavoro. Ideato dall’amministratore delegato Carlo Messina, l’attività dell’Innovation Center si potrebbe sintetizzare in tre passaggi: monitoraggio, accelerazione e “matching” delle più promettenti startup italiane e internazionali. L’obiettivo è duplice: generare nuove forme di ricavo attraverso l’innovazione, concentrandosi soprattutto sul settore FinTech, e mettere in contatto (il cosiddetto “matching”, appunto) le startup con le imprese clienti del gruppo, che non riescono autonomamente a seguire le ultime innovazioni tecnologiche.

“Alla velocità a cui va il mondo, anche la banca deve evolvere i propri servizi” ammette il responsabile della comunicazione Fabio Spagnuolo “non può più fare solo il prestatore di denaro, deve inventarsi un’altra serie di attività. L’innovazione è un elemento centrale proprio nello sviluppo di nuovi servizi che la banca offre ai propri clienti”. Al momento l’Innovation Center sta portando avanti 50 progetti, con un budget di investimenti che si avvicina ai 170 milioni di euro. Tre le principali direttrici di sviluppo: contribuire alla crescita della banca, sviluppare prodotti per le imprese per aiutarle nel loro progresso e migliorare la qualità della vita delle persone.

L’Osservatorio dell’Innovazione si occupa della parte dedicata al monitoraggio delle startup: “Il nostro mantra sono i trend, dobbiamo monitorare quotidianamente quello che sta accadendo nel mondo” spiega la responsabile Stefania Vigna “partiamo dai macro-trend come cambiamenti socio-demografici, politici e culturali che cambiano le modalità di fare business passando ai consumer-trend, in cui studiamo i mutamenti delle modalità d’approccio all’acquisto di prodotti”. Compito dell’Osservatorio è creare una mappa dei diversi trend per capire il loro livello di sviluppo. In questo senso, è work in progress la piattaforma BIP (Big Innovation Platform), che utilizza big data e “predictive analytics” in grado di anticipare i trend e misurare il livello di maturità tecnologica delle startup coinvolte.

Un’ulteriore articolazione è dedicata alla partnership con l’ecosistema esterno: il focus sulle startup è una naturale evoluzione della “Startup Initiative”, il programma di accelerazione internazionale riservato alle start up high-tech. Un percorso di crescita destinato a facilitare l’accesso nel capitale delle start up da parte di soggetti, come investitori di capitali di rischio o imprese interessate alla tecnologia, che possono fornire risorse per la loro crescita.

Per facilitare ulteriormente l’interazione tra startup e imprese, l’Innovation Center ha progettato da più di due anni Tech-Marketplace, una piattaforma web che si pone l’obiettivo di agevolare il contatto tra startup e imprese mature, favorendo la realizzazione di accordi commerciali, acquisizioni industriali, investimenti, fornitura della tecnologia. In mezzo la banca, che fa sì che si incrocino domanda e offerta in diversi settori produttivi, dall’automotive alle biotecnologie, pronta a trasformare idee in opportunità di business. Altro interessante progetto in corso è DATS (Diligence Assessment Tool Scorecard), un algoritmo sviluppato per la valutazione di start up. Con domande a risposta chiusa che portano a un punteggio da 0 a 100, DATS consente alle imprese e alla banca di cogliere al meglio le opportunità offerte dalle misure governative e le agevolazioni per la crescita.

EMANUELE GRANELLI
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