“Il sasso nella scarpa”, ieri per Biennale Democrazia il sessismo nelle piccole cose

Si è tenuto ieri alle 19 al Circolo dei Lettori “Il sasso nella scarpa”, uno degli ultimi incontri di Biennale Democrazia. Si è parlato di sessismo e violenza di genere nelle piccole cose, dalla pubblicità alla letteratura, dalla comunicazione al modo di vestire. Ha coordinato Sophie Brunodet, promotrice culturale, e hanno partecipato Franco La Cecla, antropologo, e Valeria Palumbo, giornalista e storica delle donne.

L’incontro è stato il punto d’arrivo di una serie di dibattiti organizzati dall’Associazione Culturale Biloura che hanno riguardato i concetti di femminilità e mascolinità e che hanno coinvolto due tavoli tematici: il Tavolo Scuole con le ragazze e i ragazzi delle quarte dell’istituto professionale Albe Steiner, e il Tavolo Città con una quindicina tra donne e uomini di Torino. Negli incontri precedenti si è parlato di rappresentazioni pubblicitarie di uomini e donne: le stesse pubblicità (spesso di marchi di moda, di alcune anche lo swap) sono state poi proiettate ieri al Circolo, e si è riportato come entrambi i tavoli ne abbiano sottolineato il carattere stereotipato e umiliante per le donne, laddove gli uomini sono pieni di un incontenibile desiderio erotico, sono sempre in situazioni di predominanza.

In realtà la discussione al Circolo si è allontanata dai concetti di rappresentazione grafica, per concentrarsi sulla definizione sociologica e antropologica di cosa è femminile e di cosa è maschile. Dopo alcuni dibattiti, si è arrivati alla conclusione che non si sta assistendo a un appiattimento delle differenze di genere, ma piuttosto all’ampliamento del range di scelta. Oggi, soprattutto, si può scegliere di posizionarsi ovunque in quella scala di differenze di genere che vanno da maschile a femminile. Oggi le donne possono mettere i pantaloni, in un futuro gli uomini potranno mettere la gonna, senza che i due sessi siano ingabbiati nelle regole di forza a tutti i costi e debolezza inflitta. Si è parlato di patriarcato e matriarcato, di letteratura, di “suicidio del femminismo”, di femminismo e femminismi, in un clima di dialogo e di dibattito ferrato.

MARTINA PAGANI

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