Porta Palazzo, l’amore tra i banchi del mercato

di Lisa Di Giuseppe e Giorgia Gariboldi

«Ho conosciuto la mia compagna proprio laggiù al banco delle mele. Io passavo lì davanti e pensavo quanto fosse antipatica quella ragazza. E lei lo stesso. Poi siamo diventati amici, e dopo quattro anni di amicizia abbiamo iniziato a uscire insieme». È la storia di Roberto e Maria, che oggi gestiscono lo stesso banco di verdura e si sono conosciuti a Porta Palazzo. I due lavorano qui da moltissimo tempo: lui dal 1975 e lei dall’86. «Non saprei immaginarmi a fare altro», dice la donna con un largo sorriso, «mi piace il contatto con la gente, mi piace il rapporto che si crea con quelli abituali: si affezionano, tornano, mi chiamano per nome». Mentre racconta, continua a servire gli avventori, che chiama affettuosamente “amore”. Sono vite che si intrecciano quelle che si trovano in questo luogo: i commercianti dei banchi sono diventati una comunità, una sorta di piccola famiglia in cui tutti si conoscono. Ma si tratta di un’abitudine che sta cambiando, con l’arrivo dei commercianti stranieri e la diminuzione dei clienti, che sempre più spesso si spostano nei supermercati. «Ho questo banco dal 2000, ma ho lavorato in altre zone del mercato prima», racconta Maria. «Il lavoro però è cambiato nel tempo: non ci sono più le condizioni di una volta. Era meglio prima: si trattava di un altro tipo di attività, avevi più soddisfazioni. Ora si fatica di più e si guadagna di meno. Ma, tutto sommato, riusciamo ad andare avanti», aggiunge Roberto.

C’è un’altra coppia di Porta Palazzo, poco più in là, fra le tende rosse e gialle. Toni, un pimpante signore sulla cinquantina con gli occhiali dalla montatura viola, è al mercato dal 1968. «La mia è una dinastia familiare», scherza il commerciante. «Sono qui da quando avevo otto anni, prima ci sono state mia nonna e poi mia mamma». Insieme a lui c’è sua moglie. «Sono cambiate tante cose da quando ho iniziato: oggi il mercato è più multietnico, c’è tanta concorrenza. Però per me il primo obiettivo rimane offrire prodotti di qualità ai miei clienti. Quella rimane una scelta tua, ma è una cosa che paga. E’ su questo piano che puoi distinguerti dalla massa», continua Toni. Il mercato diventa uno stile di vita: «Mi alzo tutti i giorni all’una e mezza, in modo da essere davanti ai cancelli del mercato un’ora prima di quando aprono i cancelli. Così ho tutto il tempo di girare e scegliermi i prodotti. Tanti miei colleghi fanno questa vita, è faticosa, sia per gli orari che per gli spostamenti che siamo costretti a fare: il mercato dove ci riforniamo è lontano, a differenza di anni fa, quando era al centro della città. Ci metto un’ora ad allestire i prodotti, poi sto qui tutta la mattina. All’una e mezza smonto il banco». Andrà a dormire, finalmente. «Ma no!» esclama lui, guardando sua moglie, che risponde con un sorriso, «abbiamo due figli. Quando torniamo a casa ci dedichiamo a quello che ci piace di più. Siamo entrambi musicisti, io suono il flauto traverso e lei la chitarra. Finalmente, il pomeriggio possiamo studiare».

Qualche banco più avanti si trova la bancarella di Abramo e Jonas, due ragazzi marocchini di 38 e 26 anni con occhi allegri e ampi sorrisi. Gestiscono insieme un banco di frutta e sono impazienti di raccontare la loro storia: Abramo è da a Torino da 17 anni e tiene il banco da 15. Jonas invece collabora da poco, prima faceva un altro lavoro. Abramo in Marocco era un idraulico, ma quando gli si chiede quale vita preferisca però non lascia spazio a dubbi: «Sto meglio adesso. Vivo a Torino con la mia famiglia, ci sto bene. Ormai la mia vita è qui».

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