Acqua e sostenibilità, una montagna che si può scalare

di Valerio Barretta
Se l’acqua è l’elemento fondamentale dell’alimentazione, il Festival del Giornalismo Alimentare non poteva non parlarne. Lo ha fatto giovedì 23 febbraio, con il panel Bere a chilometri zero, che aveva l‘obiettivo di fare informazione sul consumo alimentare dell’acqua. Può sembrare paradossale che il panel sia stato accolto da una sala mezza vuota. Paradossale, ma prevedibile. Proprio perché tutti i giorni abbiamo a disposizione l’acqua, rischiamo di essere meno sensibili al tema.
Per parlare di acqua a chilometri zero, bisogna anzitutto partire da un dato. Quanti bevono quella del rubinetto? E quanti invece la comprano al supermercato? «Gli ultimi dati a nostra disposizione ci dicono che la forbice in favore di questi ultimi si sta riducendo sempre di più», sostiene Lorenza Meucci, direttrice del Centro Ricerche di Smat, l’azienda che gestisce il servizio idrico a Torino. «Parlando proprio di Torino, la percentuale sulla popolazione complessiva di chi beve solo acqua del rubinetto è salita dal 18% del 2001 al 33%. Viceversa, la percentuale di chi beve solo l’acqua in bottiglia è calata dal 68% al 43%». Dati che sono sintomo di un cambiamento culturale e che fanno piacere a Smat. Soprattutto, sono dati che interessano tutti: se parliamo di sostenibilità, c’è una gran differenza tra bere l’acqua del rubinetto e quella del supermercato. Quest’ultima è stata imbottigliata e trasportata con un prezzo economico e ambientale: «Se tutti i torinesi bevessero l’acqua del rubinetto al posto di quella minerale, potremmo risparmiare l’equivalente di 27.000 utilitarie che fanno 12.000 km all’anno», continua Meucci.
Oltre ai dati, si è parlato anche di qualità e comunicazione. In apparenza, sembrano due ambiti slegati. In realtà, l’acqua del rubinetto non gode della fiducia degli italiani, benché sia tra le più pure in Europa, come confermato dal Ministero della Salute. È un problema, quindi, che tocca l’ambito comunicativo. Lo conferma Riccardo Quintili, direttore del mensile il Salvagente: «Siamo in un paese in cui quasi sempre è assicurata un’acqua splendida, a costi bassi, però non lo sappiamo. Un po’ più di comunicazione consumer friendly farebbe bene a tutti».
La chiusura è riservata al tema della privatizzazione, che ha scatenato polemiche prima e dopo il referendum del 2011. Secondo il presidente di Assoutenti, Furio Truzzi, «sei anni fa ci siamo tirati la zappa sui piedi. Noi consumatori dobbiamo far pace con noi stessi, e capire che se l’acqua è un bene prezioso, non bisogna disdegnare le risorse private, specialmente se quelle pubbliche non bastano. Non possiamo andare avanti a un tasso di rinnovo delle reti dell’1%».

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