Si fa presto a dire “sostenibile”

di Raffele Angius

Parlare di alimentazione partendo dal concetto di sostenibilità: questa la chiave di lettura del panel di apertura della seconda edizione del Festival del Giornalismo Alimentare di Torino. Il paradosso, evidenziato dalla Vice Presidente di Slow Food Italia Cinzia Scaffidi, è nella banalità dei numeri: 880 milioni di persone nel mondo non hanno gli strumenti economici per mangiare, eppure 1.3 miliardi di tonnellate di cibo vengono buttati ogni giorno. La produzione industriale del cibo, ben lontana dall’aver risolto il problema della fame nel mondo, è anche una delle principali ragioni alla base del surriscaldamento globale, a causa delle emissioni delle grandi aziende alimentari e dell’inquinamento che producono.

A questo si aggiunge la distruzione degli alimenti invenduti, che ogni giorno è ingente: “Se i rifiuti alimentari fossero un paese, questo sarebbe il terzo più grande al mondo, dopo Cina e Stati Uniti” ha detto nella sua introduzione Luca Mercalli, giornalista, climatologo e moderatore della discussione. Ma il problema degli sprechi non è, come spesso si crede, legato al segmento della ristorazione. La gran parte del cibo che viene sprecato si perde lungo la filiera produttiva. L’esempio italiano, di cui ha parlato il presidente nazionale di Coop Marco Pedroni, è emblematico: “il 40% degli sprechi è nelle industrie di settore. Per questo è fondamentale che le aziende per prime siano trasparenti e chiariscano ai consumatori il loro concetto di sostenibilità. Trasparenza vuol dire anche informazione corretta: oltre il 50% delle informazioni che girano oggi sul web sono false o incomplete”.

La fame nel mondo è una battaglia che ci chiama a una responsabilizzazione collettiva, e il giornalismo risponde a questo appello attraverso l’istituzione del Food Sustainability Media Award, promosso dal Barilla Center for Food and Nutrition in collaborazione con la Fondazione Thomson Reuters e presentato proprio durante il festival. Obiettivo della competizione sarà quello di finanziare la produzione di inchieste giornalistiche che abbiano come tema centrale i paradossi della produzione alimentare: fame e obesità, cibo e carburante, spreco e fame. Il premio – in palio diecimila euro o un viaggio per un corso di media training sulla sostenibilità alimentare – è rivolto a giornalisti e blogger e si pone la missione di sensibilizzazione i media nei confronti della crisi alimentare e del riscaldamento globale. La scadenza per la consegna delle inchieste sarà il 31 maggio. Non avrebbero potuto scegliere un palcoscenico migliore.

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